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L’avvincente storia della Casciotta D’Urbino dai tratturi alla cupola di San Pietro

  • L’esistenza della Casciotta d’Urbino è attestata dal 1545
  • Fra i suoi estimatori illustri si annovera Michelangelo, artista e architetto della cupola di San Pietro
  • Anche papa Clemente XIV, il papa che sciolse l’ordine dei Gesuiti, era ghiotto di Casciotta
  • L’arte casearia della zona d’Urbino si sviluppa in parallelo alla storia della transumanza lungo i tratturi

Casciotta d’Urbino: una storia lunga oltre 500 anni

Cosa collega le lotte tra papi ed antipapi, il progetto della cupola di San Pietro e gli intrighi internazionali contro uno degli ordini religiosi più potente della storia? No, non è la trama di un nuovo libro di Dan Brown. La risposta vi sorprenderà: è la Casciotta d’Urbino, uno dei formaggi più antichi d’Italia. La sua esistenza è attestata infatti fin dal 1545, quando la Casciotta viene citata nel Commento alle Costituzioni del Ducato di Urbino. Segno dell’importanza che già all’epoca le veniva attribuita.

Ma le origini di questo tesoro gastronomico, unione di latte di pecora e vaccino, nato dall’antica sapienza dei casari marchigiani, affondano ancor più in profondità nella storia. Si legano infatti ad un’altra antichissima tradizione italiana: quella della transumanza. E nei secoli la Casciotta d’urbino ha preso per la gola alcuni importanti personaggi storici. Fra cui uno dei più grandi artisti di tutti i tempi.

Caratteristiche della Casciotta d’Urbino

Prima di iniziare a intrecciare la trama del nostro “romanzo” storico, partiamo con l’identikit del suo protagonista. Ecco le sue principali caratteristiche della Casciotta d’Urbino DOP:

  • formaggio fresco a pasta molle che si può produrre solo nella provincia di Pesaro-Urbino;
  • latte misto di pecora (70-80%) e vaccino proveniente dalla zona di produzione;
  • tipica forma a scalzo convesso (rigonfio verso l’esterno) con diametro di circa 15 cm;
  • pasta bianca con leggera occhiatura, aroma lattico ed erbaceo, sapore dolce e leggermente acidulo;
  • è tradizionale servire la casciotta come antipasto con fave e salumi.

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Il “cupolone” di San Pietro “ispirato” dalla Casciotta?

Fra i personaggi storici che sono diventati ambasciatori immortali della Casciotta d’Urbino, il più noto è senza dubbio Michelangelo Buonarroti. Il celeberrimo artefice della Cappella Sistina, del David o della Pietà era infatti anche ghiotto di questo formaggio. Come lo sappiamo? Da alcune lettere risalenti alla metà del Cinquecento scritte dalla moglie di un suo collaboratore di Urbino.

In questi carteggi si fa riferimento a innumerevoli invii in dono a “messer Michelagnolo” - che in quegli anni era impegnato nella progettazione e direzione dei lavori della cupola di San Pietro a Roma - di gran quantità “casci” e “casciotte”. Di cui evidentemente il maestro doveva andar ghiotto. Tanto da acquistare negli stessi anni dei poderi nel Ducato d’Urbino, forse per non privarsi del delizioso formaggio.

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La Casciotta d’Urbino in Vaticano

Facciamo ora un balzo in avanti di due secoli per incontrare un altro estimatore di riguardo della Casciotta d’Urbino. Ma lo incontriamo proprio sotto la stessa cupola di San Pietro in Vaticano. Proprio lì infatti, nel 1769, il cardinale Giovanni Ganganelli ascende al Soglio Pontificio con il nome di papa Clemente XIV. Come sappiamo della sua passione casearia? Sempre da una lettera di ringraziamento. Quella scritta qualche anno prima all’abate di Cagli, nel territorio di Urbino, che gli aveva inviato un carico di casciotte.

Clemente XIV è il papa che viene ricordato soprattutto come colui che sciolse l’ordine dei Gesuiti Un atto motivato soprattutto dalle pressioni di Francia e Spagna, che volevano abbattere l’influenza esercitata sui loro regni della Compagnia di Gesù, fondata nel 1540 da Ignazio di Loyola. Questa fu restaurata ufficialmente solo ad inizio Ottocento. Fra i suoi rappresentanti più celebri, oggi, c’è anche l’attuale papa Francesco.

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Papa Bonifacio IX e la transumanza

I legami della Casciotta d’Urbino tra sacro e profano comunque non si fermano qui. Restiamo a Roma, nell’antica basilica di San Pietro, ma facciamo ora un balzo indietro di oltre tre secoli. Nel 1401 l’Europa era divisa dallo Scisma d’Occidente con l’antipapa insediato ad Avignone. In quell’anno il pontefice Bonifacio IX emette la “Dohana Pnducum”: il primo regolamento per il transito delle greggi transumanti attraverso lo Stato Pontificio.

Dietro il pagamento di una gabella, i pastori venivano autorizzati a far pascolare liberamente le loro greggi di pecore lungo i “tratturi” che collegavano l’Italia centrale alla Basilicata e Puglia. E gli ottimi pascoli dell’attuale provincia di Pesaro-Urbino determinarono lo sviluppo di quell’arte casearia che, attraverso la Casciotta di Urbino, ha reso questo territorio famoso nei secoli. Fino ai giorni nostri, in cui a questa eccellenza delle Marche è stato conferito il marchio DOP a tutela della sua secolare tradizione. E soprattutto di quel caratteristico sapore e profumo che ha preso per la gola tanti personaggi storici.

Vi ha affascinato la storia della Casciotta d’Urbino? Adesso lasciatevi conquistare anche voi dalla sua bontà.

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