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Il latte fa bene anche al territorio. Ecco perché

Se bere il latte porta benefici al nostro corpo, produrlo invece ne porta su tutto il territorio. Non ci riferiamo solo agli aspetti economici della produzione e della vendita del latte, ma anche a tutte quelle conseguenze positive che si riflettono sul territorio, inteso come area geografica e come comunità.

Benefici socio-economici del latte

La zootecnia è basata soprattutto sull'allevamento di bovine da latte e le cooperative di produttori ricoprono un ruolo importante in questo comparto produttivo. Il lattiero caseario è il primo settore alimentare italiano e rappresenta ‐ da solo ‐ più del 12% del fatturato complessivo del food nazionale. (Il latte, del resto, è la bevanda preferita dalle famiglie italiane). Il valore della produzione supera i 14,5 miliardi di euro e quasi il 25% della produzione viene esportata in tutto il mondo. Nel settore trovano impiego circa 25 mila lavoratori, per un indotto che coinvolge più di 100 mila famiglie. Scegliere latte italiano quindi significa anche sostenere un settore economico importante, con ricadute positive su tante comunità.

Il latte fa bene al territorio

La produzione di latte è una delle principali forme di presidio del territorio. Per allevare delle vacche da latte occorre un terreno di dimensioni adeguate, è necessario prendersene cura e gestire lo sfalcio regolare delle superfici, controllare la vegetazione legnosa per evitare il progressivo degrado e il conseguente pericolo di incendi o di dissesto idrogeologico.

I benefici del latte quindi si riflettono anche nel paesaggio coinvolto, che sarà più bello, e meno soggetto a rischi anche per le popolazioni urbane. Se poi pensiamo alla buona qualità della produzione, combinata a quella del territorio, la formula è quella giusta per stimolare il turismo.

Latte e turismo

Il turismo gastronomico permette di esplorare paesaggi e culture attraverso i prodotti tipici. È una forma di viaggio alla ricerca di ritmi più lenti, di tradizione e autenticità. Una unione di piaceri che coinvolge tutti i sensi e che, secondo il Touring Club, in Italia coinvolge in media quasi un turista su due. Una propensione crescente proprio fra i Millennials (ovvero le generazioni nate fra il 1981 e il 1998).

Il legame del mondo agricolo con quello turistico è molto stretto, con effetti positivi sui territori, sugli abitanti, sugli ospiti, sull'economia e sul turismo, con la creazione di un effetto moltiplicatore tra tutti i fattori. Con i suoi oltre 50 formaggi DOP e IGP da Nord a Sud dello stivale, il settore lattiero-caseario è certamente un’importantissima fonte di attrazione per il turista gastronomico.

Difendere l’agricoltura di montagna

Rispetto alla pianura, le zone di montagna sono più esposte al rischio di spopolamento. La morfologia del territorio rende molto più difficile la nascita di industrie e quindi la creazione di posti di lavoro al di fuori dei settori agricolo e turistico. Tuttavia una montagna abbandonata a se stessa è un ambiente esposto a rischi idrogeologici che possono minacciare anche le comunità a valle. Per questo è fondamentale la salvaguardia dell’agricoltura montana, in particolare in sinergia con l’attrattività ambientale e gastronomica. Anche in questo caso il settore lattiero caseario ha un ruolo centrale sia a livello di storia e tradizione, sia come fonte di lavoro e di reddito.

Il caso Trentingrana

Tutto questo è vero specialmente in Trentino, una delle poche province italiane ad avere una superficie completamente montuosa. Qui si possono ammirare meravigliosi panorami, fare escursioni su prati verdi e su quegli stessi prati, imbiancati dalla neve, sciare in inverno. Non tutti sanno che il merito di questa bellezza e della possibilità di divertirsi con tante attività, è da imputarsi in primis alla zootecnia, che si prende cura di prati e pascoli salvaguardando il paesaggio.

Dal latte delle mucche trentine nascono poi specialità lattiero-casearie come il Trentingrana, che è un formaggio DOP, e altri formaggi tipici delle diverse Valli come ad esempio il Puzzone di Moena DOP. La produzione di queste eccellenze della tradizione è resa possibile in Trentino grazie alla cooperazione tra produttori, intesa non solo come valore ma anche come forma organizzativa: i consorzi lattiero-caseari infatti sono determinanti per la corretta valorizzazione dei prodotti degli associati e più in generale del lavoro di intere comunità montane.

Se dunque guardiamo bene dentro a ogni forma di Trentingrana, troveremo un mondo di sostenibilità: ambientale, economica e sociale.

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