Alimentazione Formaggio Burro Grana Padano

Esistono grassi buoni e cattivi? Facciamo chiarezza

I grassi non sono tutti uguali. Saturi, insaturi, a catena lunga e a catena corta. Definizioni che chimici, biologi e, soprattutto, nutrizionisti, conoscono bene. È un po’ più difficile orientarsi per chi non ha una preparazione scientifica. Così nascono, inevitabilmente le semplificazioni. E in tanti articoli sul web i grassi diventano «buoni» e «cattivi». Ma cosa si cela dietro a queste definizioni? Proviamo a capirlo.

A cosa servono i grassi?

Nonostante vengano spesso demonizzati, i lipidi, come tutte le altre categorie di nutrienti, hanno un ruolo importante in una dieta equilibrata e sana. È il Ministero della Salute a ricordarci che i grassi, oltre a fornire energia in maniera concentrata (9 calorie/g, cioè più del doppio rispetto a proteine e carboidrati), svolgono funzioni importanti per l’organismo. Ad esempio favoriscono l’assorbimento delle vitamine liposolubili A, D, E, K e dei carotenoidi. In generale si indica che siano presenti nella dieta in modo da apportare una quota compresa tra il 20% (nel caso di adulti sedentari) e il 35% delle calorie totali.

Anche se sono spesso demonizzati, i lipidi hanno un ruolo importante in una dieta equilibrata e sana.

b_banner.jpg

I grassi buoni e cattivi, semplicemente, non esistono.

Sgombriamo subito il campo da un equivoco: dal punto di vista medico non ci sono grassi «buoni» e «cattivi». La distinzione più importante, tra grassi saturi e insaturi è fondamentalmente di natura chimica e dipende dai legami molecolari. Per i meno esperti, tuttavia, è più facile ricordare la loro provenienza: i grassi saturi sono di origine animale e si trovano prevalentemente in forma solida. I grassi insaturi sono perlopiù di origine vegetale, sono liquidi a temperatura ambiente e a loro volta molto vari. A questa famiglia appartengono anche i grassi polinsaturi: i ben noti Omega 3 e Omega 6.

Ora che li abbiamo classificati possiamo chiederci: ci sono grassi da evitare? No. Le linee guida per una sana alimentazione italiana indicano una preferenza per l’uso dei grassi insaturi nei condimenti (in particolare l’olio extravergine di oliva). Quantificano comunque l’apporto giornaliero di grassi saturi fino al 7-10% delle calorie totali. Una percentuale uguale a quella dei grassi polinsaturi.

Grassi a catena lunga, media, corta

Un altro motivo che dovrebbe spingerci a superare la classificazione semplicistica in grassi buoni e cattivi deriva dal ruolo che questi nutrienti hanno nella nostra alimentazione, in particolare sul metabolismo. In questo caso può essere utile guardare alla “lunghezza” dei grassi. Il metro da utilizzare è estremamente piccolo: si tratta degli atomi di carbonio che compongono le molecole.

Sotto i sei, si parla di acidi grassi a catena corta. Tra i sei e i dodici di catena media, sopra ai dodici di catena lunga. Gli acidi grassi a catena media, per la loro particolare conformazione chimica, vengono digeriti più rapidamente e quindi vengono trasformati in energia più facilmente. Un’ulteriore prova di ciò arriva da studi sulle performance atletiche: questo tipo di grassi infatti costituisce la “benzina” più efficace per le attività sportive.

I latticini passano il test

Dove si trovano questi grassi a media catena? In particolare nei latticini. I grassi del latte (ovvero il burro) contengono molecole come l’acido caprilico (otto atomi di carbonio) e il laurico (dodici). Da questo punto di vista anche i prodotti derivati, come il Grana Padano sono promossi. Lo stesso vale per l'apporto di colesterolo nel sangue, connesso a malattie cardiocircolatorie. Numerose ricerche dimostrano infatti che il consumo di prodotti lattiero caseari ha effetti positivi.

Evitiamo dunque di parlare di grassi buoni e cattivi. E nelle nostre scelte alimentari cerchiamo di seguire pareri quanto più possibile autorevoli. Sempre il Ministero della Salute assegna a latte e latticini un ruolo fondamentale. Si suggerisce infatti un consumo quotidiano di latte o yogurt (3 porzioni al giorno da 125 ml l’una) e 2-3 porzioni a settimana di formaggi freschi (100 g per porzione) o stagionati (50 g per porzione). Questo, ovviamente, nell’ambito di una dieta varia ed equilibrata.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner acconsenti all’uso dei cookie. Leggi l’informativa se vuoi saperne di più.
Maggiori informazioni