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Cosa significa alpeggio? Quando il formaggio ha sapore di malga

L’alpeggio è un’antica tradizione contadina. Sostanzialmente significa il trasferimento in quota del bestiame dalla tarda primavera alla fine dell’estate. Un rito strettamente legato a quello della transumanza, che si ripete ancora oggi in moltissime zone d’Italia. La pratica dell’alpeggio, inoltre, ci regala una parte importantissima del paesaggio montano.

Cosa sarebbero i pascoli alpini senza i prati mantenuti dal pascolo delle mucche e il rumore dei loro campanacci? O senza una sosta in malga? La permanenza in quota ci regala formaggi unici, grazie alla presenza nel latte degli aromi tipici delle erbe montane. Ma non tutti sanno che ha anche altre funzioni per il benessere degli animali. Oggi scopriamo quindi cosa significa alpeggio.

Si definisce #alpeggio il pascolo estivo in montagna tra i 1.000 e i 2.500 metri. Un elemento decisivo per la qualità dei prodotti e la tutela del territorio.

Cosa significa alpeggio?

L’alpeggio si pratica da quote di circa 1.000 metri sul livello del mare a un massimo di 2.300-2.500 metri. Inizia a giugno con l’ascesa in quota delle mandrie (monticazione) e termina con la discesa a settembre (demonticazione). La sua origine risponde a necessità pratiche, agricole, economiche e di salute del bestiame.

L’allevamento e la gestione dei pascoli infatti è un’attività impegnativa, che occupa le persone dall’alba al tramonto. Il trasferimento in montagna permette, anche oggi, a chi resta nei paesi di fondovalle, di seguire nel migliore dei modi le operazioni della fienagione, e la produzione di foraggio estivo in vista della stagione invernale.

Tutela del paesaggio e del benessere animale

La pratica dell’alpeggio significa anche sfruttare la produzione foraggera di alta montagna, inutilizzabile in altro modo. È così che si tutelano anche i paesaggi più belli delle nostre montagne. Ma anche le comunità locali, contrastando lo spopolamento. Inoltre, contribuisce a migliorare il benessere degli animali. Permette loro di sfuggire al caldo e all’afa estiva (di cui i bovini soffrono proprio come noi!) e rinforza la loro salute per tutto l’anno.

Se ci chiediamo cosa significa alpeggio, comunque, la risposta sarà anche: formaggi deliziosi. Vacche, pecore e capre infatti possono pascolare tutto il giorno in un ambiente molto più ampio rispetto a quello della stalla. E si alimentano con i foraggi ricchi di essenze pregiate dei pascoli d’altura. Tutti elementi che si riflettono nel latte migliorando la qualità delle produzioni.

Malga: al “centro” dell’alpeggio

Stiamo raccontando cosa significa alpeggio: ebbene non possiamo dimenticarci di citare le malghe. La malga è il centro nevralgico di questa pratica. Si tratta di un’azienda agricola di alta montagna, gestita da malghesi o “malgari”. Vi vengono allevati gli animali e viene gestito il territorio circostante per il pascolo di vacche, capre, o pecore. Spesso ha una produzione casearia in loco. Una “nicchia” ambita dagli amanti dei formaggi. In qualche caso, invece, invia il latte ai caseifici di fondovalle.

La malga soprattutto è un elemento importantissimo nel paesaggio montano. Non solo dal punto di vista “visivo”, ma anche pratico. È meta di molti turisti che la utilizzano come sosta durante una giornata di trekking o come punto di acquisto per gustare i prodotti tipici locali. Ma in situazioni di emergenza la malga può diventare anche punto di ricovero e di pronta accoglienza. Immaginatevi quanto sarebbe meno ospitale la montagna senza questi presidi.

Turismo d’alpeggio

Alpeggio, oggi, significa anche turismo. C’è un profondo legame tra mondo agricolo e turismo, capace di creare effetti positivi tanto per gli abitanti delle aree rurali quanto per i loro ospiti, con la creazione di un circolo virtuoso per permettere il sostentamento, il miglioramento e la promozione del territorio.

L’alpeggio fa parte del nostro patrimonio culturale, ma rappresenta anche un’importante risorsa economica. Da una parte, infatti, consente di proseguire la tradizione di una produzione lattiero casearia tipica e autentica. Dall’altra ricopre senza dubbio un importante fattore economico per molte comunità alpine, che fondano la propria sussistenza sul turismo rurale e gastronomico. Ancora una volta il settore lattiero caseario italiano concorre alla difesa della storia e della tradizione, come fonte di lavoro e anche di reddito.

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Il Trentino, terra di alpeggi

Il Trentino ha una tradizione antichissima per quanto riguarda gli alpeggi e la produzione di formaggi di malga. Le malghe oggi attive nella Provincia Autonoma sono circa 450: di queste, in circa 175 sono alpeggiate vacche da latte, e in 100 di esse la trasformazione casearia avviene direttamente sul posto. Con il latte d’alpeggio prendono forma - è proprio il caso di dirlo - formaggi che presentano un aroma e un sapore inimitabili e inconfondibili: nel rispetto dei metodi di produzione tradizionali, viene lavorata una materia prima di altissima qualità. Dobbiamo pensare infatti che le mucche sono tenute al pascolo in ambiente ideale, e alimentate con foraggi ricchi di essenze foraggere pregiate caratteristiche dei prati di montagna trentini, incontaminati e contraddistinti da una notevole biodiversità.

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Questo gusto unico si può apprezzare, tra gli altri, in due importanti formaggi tipici del Trentino, nella “versione” prodotta con latte di malga: il Trentingrana di Malga e il Puzzone di

Moena DOP di Malga. Si tratta di formaggi di rara eccellenza, prodotti in quantità limitata e in

maniera completamente naturale – esclusivamente con latte crudo e senza l’utilizzo di conservanti – che, per il loro carattere di piccole produzioni tradizionali e sostenibili nei confronti dell’ambiente, sono tutelati dal Presidio Slow Food.

Ma non vanno dimenticate anche le altre eccellenze di malga del Trentino, originarie di diverse vallate della Provincia: il Primiero Fresco di Malga, il Formae Val di Fiemme di Malga, il Vezzena del Trentino di Malga, il Val di Sole Dolce di Malga.

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